Illustrazione: esperimenti in camera a bolle. Courtesy CERN PhotoLab.

L’acronimo CNAF sta per Centro Nazionale Analisi Fotogrammi e ci trasporta indietro nel tempo fino al 1962, anno in cui il CNAF fu fondato come nuovo centro tecnologico dell’INFN dedicato all’analisi e alle misure ad alta precisione delle pellicole fotografiche delle camere a bolle. A quell’epoca, le camere a bolle erano impiegate in molti laboratori di fisica nucleare – e in molte sedi dell’INFN – per rivelare le particelle elementari e generare immagini delle loro interazioni.

La missione originale del CNAF fu quella di accorpare in un unico centro le grandi strumentazioni necessarie per le misure ad alta precisione delle pellicole nelle camere a bolle, come il Flying Spot Digitizer, e i computer utilizzati per l’acquisizione dei dati in real time e per il pre-processamento.
Il CNAF assunse fisici, ingegneri e tecnici per sviluppare e sfruttare i primi strumenti che permettevano di digitalizzare le tracce prodotte dalle particelle elementari all’interno delle camere a bolle. Il Flying Spot Digitizer venne reso disponibile per tutte le sezioni italiane dell’INFN, e il CNAF divenne responsabile del coordinamento.

La fondazione del CNAF fu promossa dai professori Puppi e Clementel, e la sua prima sede fu presso il centro di calcolo del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare), vicino all’IBM 7094, uno dei computer più avanzati dell’epoca.

Il prof. Masetti diresse l’istituto dal 1962 al 1986, dalla fase delle camere a bolle all’inizio delle nuove attività informatiche e telematiche.

Per più di mezzo secolo, dai fotogrammi delle camere a bolle fino al calcolo distribuito e alle reti, il CNAF è rimasto fedele alla sua missione originale di sfruttare e anticipare, nella loro rapida evoluzione, le tecnologie digitali per la ricerca in Fisica Nucleare.

Per ulteriori informazioni, è possibile scaricare la brochure (in lingua inglese) del 50esimo anniversario del CNAF.